Intervista fantasma --- 26 settembre 2007 - MILANO

Torno a scrivere di Medio Oriente a distanza di pochi giorni. Non posso farne a meno visto alcune cose che sono successe. Tra le notizie e le immagini che ci arrivano da Rangoon, con i 100mila manifestanti, tra questi un'onda sterminata di monaci buddhisti, che sfidano il potere della giunta militare e la prima pioggia torrenziale milanese d'autunno, però la mia testa rimane sempre lì.
La cosa che non mi quadra è perché un'interessante intervista di Francesca Caferri, inviata del quotidiano la Repubblica, sia apparsa ieri pomeriggio sul sito del quotidiano e velocemente scomparsa per poi essere esclusa dal giornale cartaceo di quest'oggi. Strano. Non so se sono il solo ad essermene accorto. Sto facendo delle ricerche a riguardo. Però, come si fa a non avere sospetti, quando l'intervista è stata raccolta in Libano, l'intervistato è il generale Michel Aoun, candidato alle prossime presidenziali del 23 ottobre, cristiano maronita, alleato di Hezbollah e che nell'intervista dice: <<Non si può continuare a dare la colpa di tutto a Damasco>>?
Ho scoperto che una versione in rete di questa intervista viene ancora girata da un altro sito, perché il contatto dal sito della Repubblica è sparito. Fino a quando non disattiveranno anche la pagina in rete, consiglio di andare a leggere questo articolo:

Credibilità internazionale --- 24 settembre 2007 - MILANO

Oggi pensavo al Medio Oriente. Non è che sia un evento raro. Ma ci sono 3 notizie di quelle grosse che fanno in modo che la mente, sebbene persa nel tran-tran quotidiano, non possa non essere occupata da certe cose.
Nell'ordine: 2 militari italiani sono stati prima catturati e subito dopo tratti in salvo con un blitz in Afghanistan (uno in gravi condizioni); è rimbalzata in Italia la notizia riportata dal Sunday Times secondo cui recentemente Israele avrebbe colpito con dei bombardamenti presunti siti di produzione di armi non-convenzionali nella città di Dayr Az-Zawr (oppure Zowr), nella Siria orientale verso il confine con l'Iraq; Ahmadinejad, presidente iraniano, è in visita ufficiale a New York e oggi ha parlato alla Columbia University sollevando il solito e prevedibile coro di condanne.
Non è facile districarsi tra queste notizie convulse e preoccupanti. Io ci ho provato tutto il giorno sentendo però alla fine la solita impotenza e frustrazione. Leggevo questa mattina sui giornali italiani i commenti di alcuni opinionisti che commentavano la notizia della cattura (ma non ancora della liberazione, avvenuta solo durante la notte) dei 2 militari italiani. Uno di questi si concludeva con queste parole: <<La partita che si gioca a Kabul concerne l'intero Paese e la sua credibilità internazionale>>.

La quinta "W" --- 20 settembre 2007 - MILANO

Eccoci qua a festeggiare, per così dire, un mese di vita di kapdkjumb.it. Il collaudo, sempre per così dire, non è ancora del tutto terminato. Alcuni dei settori devono essere riempiti di materiale, specialmente quello chiamato "musica". Altri contengono già del materiale, chi più chi meno, ma anche in questi casi da completare. Conto di riempire al più presto il sito di altre cose, per quanto tutto rimarrà sempre un po' dinamico e aperto a novità.
Vorrei raccontare un episodio che mi è capitato ieri. Stavo passeggiando per il piazzale antistante la stazione centrale di Milano. Ero al telefono con mia madre. Ad un certo punto con la coda dell'occhio avverto una presenza alle mie spalle. Mi giro e trovo un ragazzino rom di forse 10 anni che cammina esattamente con il mio passo ad una distanza da me non normale: 30-40 cm. Mi giro del tutto e constato che poco più dietro di lui c'è un altro ragazzo rom, questa volta forse di 14-15 anni. Realizzo subito cosa sta succedendo.

Sovranità limitata --- 16 settembre 2007 - MILANO


E adesso ne conosciamo anche il nome: "Stone Ax" (ascia di pietra). E' il nome in codice di un accordo segreto stipulato tra gli Stati Uniti e l'Italia. Questo accordo segreto consentirebbe ai primi di impiantare ordigni militari nucleari sul suolo italiano. Il nome in codice è stato reso noto di recente da William Arkin, editorialista del Washington Post ed ex-consulente dei servizi segreti dell'esercito americano.
Lo ha reso noto dopo essere andato a spulciare tutta una serie di documenti riservati ma ormai desecretati così come a suo tempo (circa un paio di anni fa) aveva già fatto Hans Kristensen, altro esperto di armi non convenzionali. Entrambi hanno potuto usufruire del Freedom of Information Act (legge degli Stati Uniti che consente di desecretare documenti concernenti la sicurezza nazionale e internazionale). Già Hans Kristensen aveva scoperto agli inizi del 2005 che sarebbero 480 gli ordigni militari nucleari americani installati sul suolo europeo (divisi tra Germania, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Olanda e Turchia), di cui 90 in Italia, 50 nella base militare di Aviano e 40 nella base di Ghedi.

Sovranità popolare --- 12 settembre 2007 - TORINO

Oggi è per me una giornata particolare, una di quelle che si ricordano negli anni. Ma siccome esiste una distanza, ed è giusto che esista, tra ciò che sono e faccio e ciò che racconto di essere e fare (è anche e soprattutto una forma di rispetto nei confronti delle persone con cui ho a che fare), non sarà oggi che racconterò l'esperienza appena conclusa (anzi ancora in corso).
Scrivo di getto però per spendere alcune parole tra le tante di questi giorni sul fenomeno del cosiddetto "V-day". L'Italia in piena scia di questo evento si è ritrovata come al solito inscatolata nei sondaggi. Quanti a favore, quanti contro, spezzettati in quanti a favore del punto 1, quanti del 2 e del 3 e quanti contro. Come al solito quando ci si trova di fronte a qualcosa di non facile interpretazione si tenta per prima cosa di aggredirlo con i numeri, affidandosi alla giustezza della maggioranza. Io non ho partecipato alle iniziative promosse da Beppe Grillo. Non ho nemmeno sottoscritto le sue proposte. Nemmeno mi interessa raccontare se sono a favore o contro, se sono affascinato dal personaggio oppure ne diffido. Non ho proprio desiderio di essere risucchiato nel referendum popolare involontario al quale sembra di essere collettivamente sottoposti: pro o contro.

Goffo e vergognoso --- 09 settembre 2007 - ROMA

<<Spesso, per divertirsi, gli uomini dell'equipaggio /catturano degli albatri, vasti uccelli dei mari, /che seguono, indolenti compagni di viaggio, /il vascello che scivola sopra gli abissi amari. /Non appena li hanno deposti sulle tavole, /questi re dell'azzurro, goffi e vergognosi, /miseramente lasciano le grandi ali candide /come remi arrancare strisciando accanto a loro. /Com'è impacciato e debole il viaggiatore alato! /Lui, prima così bello, com'è sgraziato e comico! /Chi gli va stuzzicando il becco con la pipa, /chi mima, zoppicando, lo storpio che volava!

Teoremi --- 06 settembre 2007 - ROMA

Eccoci ritornati nella realtà. Cosiddetta. Quel mondo che è il mondo che ci circonda. Quello che conosciamo più da vicino, perché i suoi ritmi finiscono per essere i nostri ritmi, i suoi umori i nostri umori. In questo 6 settembre romano tremendamente autunnale. Con l'aria fresca che la sera diventa freddolina e ci si ritrova a tirare fuori il maglioncino lasciato una sera di aprile chissà dove. Sono passati alcuni giorni dall'ultimo racconto. Giorni di depressurizzazione. Giorni di reintroduzione nell'habitat naturale.
Giusto un salto a Ischia, l'ultimo mare di stagione, qualche giorno a riprendere le cose lasciate, a rimisurare la distanza tra i sogni di un viaggio appena concluso e la realtà della solita vita, che però è un viaggio anche quella. Giorni infine di riunioni per farsi un piano dei prossimi mesi, i prossimi lavori, la stagione che sta per cominciare. Giorni, anche, per odorare dai giornali quelle che saranno le prossime sfide su cui dovremo andare a versare i nostri sforzi.
Ora però vorrei raccontare di un bellissimo intervento che ho ricevuto. L'ha spedito Luca, compagno in questo pazzo viaggio verso Istanbul. Lui si è fermato lì, ci starà qualche mese per motivi di studio. Ecco alcuni dei suoi passi:

...e il Tigri placido scorre... - istantanee dalla Baghdad occupata

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Premiato all'edizione del Tekfestival di Roma 2005

Girato nel luglio 2004, “… e il Tigri placido scorre … - istantanee dalla Baghdad occupata” è il racconto di 12 vite parallele di Iracheni che si snoda all’interno di uno scenario di guerra. Lo scenario di una città provata e umiliata da 24 anni di regime, 10 anni embargo e 1 di occupazione. Al di sopra delle loro esistenze il disegno cinico dei Signori della guerra si manifesta attraverso la presenza occulta di un’auto infiltrata dai confini incustoditi dell’Iraq e da una mappa della città su cui si muovono frenetiche mani. E’ il disegno del prossimo attentatore in cerca di un luogo dove far saltare la prossima autobomba. Come tutti gli altri cittadini di Baghdad, i protagonisti del film-documentario sono esposti alla stessa sorte, allo stesso pericolo nascosto ed invisibile. Ma sotto la coltre di immagini di guerra inviate in tutto il mondo, dietro ai check-point e ai blindati americani, dietro ai relitti delle autobomba e dei palazzi sventrati, brulica un universo di persone che hanno saputo conservare la propria dignità e i propri spazi vitali. Persone che con coraggio ogni giorno cercano di strappare la propria quotidianità all’ovvietà brutale e volgare della guerra. Un mondo che le telecamere occidentali non hanno saputo riprendere.

Venerdì, 31 Agosto 2007 - NAPOLI

Il viaggio da Bari a Istanbul è finito. Le riprese del road-movie sono terminate, forse ne gireremo solo poche altre a Bari come coda, per terminare. Però il viaggio di questo diario di bordo è appena cominciato e quindi prosegue.
Torno però ora a raccontare qualche altro episodio successo a Istanbul questa mattina e farò qualche altra considerazione.
Rileggendo i racconti dei giorni scorsi ho notato di aver fatto ricorso spesso al concetto di "metafisico" per descrivere quelle che in fondo non erano altro che le mie sensazioni. Generosamente, non solo in quantità, attribuivo a vaghe percezioni che andavo raccogliendo un quasi valore universale.
E' l'ingenuità di un diario. Che partendo da un'esperienza personale è tentato di attribuirle un valore riconoscibile a tutti.
Questa mattina abbiamo preso un taxi per l'aeroporto. L'autista, un signore distinto e pratico sulla cinquantina, parlava un inglese fluente, per cui un po' per caso, un po' per curiosità siamo finiti a conversare un po' su tutto. Ne riporto ora i passi che ho trovato più interessanti.
"Quindi ora avete un nuovo presidente. Cosa ne pensi?".

Giovedì, 30 Agosto 2007 - ISTANBUL (TURCHIA)

Istanbul in 2 giorni ed è già tempo di tornare. Come intingere del pane in una zuppa di mare succulenta e lasciarla lì, con tutto il suo odore, il sapore, il bene fisico che ti fa.
Stamattina siamo stati nella città vecchia, all'Ayasofiya e alla Moschea Blu. Tra loro un giardino di alberi in fiore, palme, una fontana paradisiaca e nonostante il turismo di massa un senso di solennità e armonia. E allora ho pensato che si può pensare di tutto di questi Turchi, ma certo è che hanno il senso del bello. E da qui partiamo per fare conoscenza.
Ragazzini che si tuffano in acqua tra i barconi, ragazze col velo uscite da una lezione con i libri sottobraccio, passanti provenienti dal ventre della città appena sbarcati dal traghetto proveniente da Sirkeci, persone diverse ma unite da questo incantesimo che si fermano a Harem, il lungomare sul versante asiatico più a sud, si siedeno sugli scogli, qualsiasi cosa stiano facendo e stanno lì a guardare il sole andare giù di fronte a loro, dietro Beyoglu, che pare che non stia oltre l'orizzonte, ma solo lì, nascosto da qualche parte del Corno d'Oro (l'insenatura di mare che dal Bosforo s'infila nel versante europeo), forse tra una fila di barche ormeggiate o nella bottega di un venditore di narghilé che lo userà la notte per accendere le sue braci.

Mercoledì, 29 Agosto 2007 - ISTANBUL (TURCHIA)

L'ingresso è stato trionfale non c'è che dire e, come si dice, abbondante. Talmente presi a guardarci intorno che intrappolati nella rete di svincoli della tangenziale ci siamo ritrovati all'ingresso del ponte Bugazici senza possibilità di invertire il senso di marcia diretti in Asia, così, come niente fosse. Lo spettacolo da quel ponte, uno dei due che attualmente collegano i 2 continenti (ma ce n'è un terzo già in allestimento) congiungendo le 2 sponde del Bosforo (l'altro è il Fatih S. Mehmet), è metafisico.
Il centro di due imbuti, uno di terra l'altro di mare. L'Europa del sud-est, i Balcani, che viene a stringersi. Il Mare Mediterraneo che risale verso nord-est e viene a stringersi anch'esso, s'infila in un rigagnolo e rispunta poco più avanti come Mar Nero. Tutto converge in quei pochi chilometri di sponde e di onde. Tutti, per vocazione o per necessità, che siano uomini o forme viventi di acqua o di cielo, sono costretti a darsi appuntamento lì. E se ci pensi, anche le epoche, gli imperi e le religioni non sono sfuggite a questo obbligo. E dal ponte pare di essere sospesi su un concetto metafisico, con una prospettiva disumana che offre squarci incommensurabili.

Martedì, 28 Agosto 2007 - SILIVRI (TURCHIA)

Siamo a 60 km da Istanbul, meta finale del nostro road-movie. Ci siamo riservati una tappa trionfale per domattina: attraverseremo il Bosforo nelle prime ore del mattino, freschi e riposati. Siamo arrivati tardi da queste parti, il viaggio da Varna è stato lungo e con qualche sorpresa. Mettersi a cercare un posto dove dormire in una megalopoli sconosciuta a ridosso della mezzanotte (siamo un'ora avanti rispetto all'Italia) ci è parso improbabile per le nostre poche risorse residue.
Oggi pomeriggio ci siamo persi. Anzi no. Ci è sembrato di perderci. Dopo una pausa in riva al mare appena passata Burgas, con caffé preparato all'italiana da Luca con la caffettiera sul fornellino da campo, abbiamo preso una strada secondaria, lungo la costa, un po' depistati da una vecchia cartina in nostra dotazione, un po' incantati dalla costa bulgara sul Mar Nero. Ad un certo punto, passata una località di nome Gramatikovo, a circa 20 km dal confine turco, dopo già una trentina di km di strada rovinata di buche tortuosa tra una fitta boscaglia, l'ansia ha cominciato a invadere Musina e i suoi passeggeri. La strada sempre più tortuosa e rovinata, le piante sempre più sporgenti sulla strada, tronchi ormai morti divorati da edere feroci, un buco vegetale inesorabile dentro il quale scivolavamo.

Lunedì, 27 Agosto 2007 - VARNA (BULGARIA)

Due pagliacci accusati di terrorismo sulla piazza di Varna. Anila che strabuzzava gli occhi da un tavolino di un bar. E un preteso regista che da dietro un albero singhiozzava dalle risate riuscendo a stento a mantenere l'inquadratura. Martina e Luca, i pagliacci, increduli e per niente intimoriti. "Sorry?". "You can't leave your baggage alone in the middle of the square!!!". Questo prevedeva il loro spettacolo di strada. Un valigetta (primo '900, palesemente farlocca) lasciata sola in mezzo alla piazza giusto il tempo per loro di raggiungerla con passo rallentato da due opposte distanze. Qualcuno si è insospettito di quella valigetta e ha chiamato la polizia. Quando nel frattempo i 2 agenti sono arrivati si sono trovati di fronte 2 pagliacci con il naso rosso e gli occhi cerchiati di nero che versavano caffé ai passanti scaldando l'acqua nella caffettiera da un fornellino a gas. E, a dire il vero, anche a loro per un attimo è stato difficile trattenere il riso.

Sabato, 25 Agosto 2007 - SOFIA (BULGARIA)

Anila ha visto finalmente l'appartamento dello zio. E' entrata circospetta, si è guardata intorno nella penombra tra aloni di polvere e libri antichi, maschere alle pareti e statuette, poi ha alzato il coperchio del pianoforte e ha accennato il tema del road-movie.
Ma non ha potuto adagiarsi un attimo sul divano dal pelo rosso. Perché nell'appartamento il divano dal pelo rosso non c'era. Non se lo sono portati via i ladri nottetempo. Semplicemente l'appartamento non era più quello del sopralluogo. Ieri sera infatti la notizia: la signora dell'appartamento con il divano dal pelo rosso è stata convinta dalla figlia a rifiutarsi all'ultimo momento di prestare la sua casa per il road-movie. La figlia è a sua volta una regista. Non sa nulla del nostro lavoro. Ma così a naso ha desico di proibire alla madre una cosa che molto ingenuamente la madre avrebbe fatto invece volentieri.

Venerdì, 24 Agosto 2007 - SOFIA (BULGARIA)

Anila sta per arrivare all'appartamento dello zio. Ancora non l'ha visto. Io sì, perché oggi ho fatto il sopralluogo insieme a Nikola, il ragazzo bulgaro che ci aiuta nelle riprese e che sarà a sua volta un personaggio del film: il figlio della vicina di casa dello zio. Quando entrerà in questo appartamento in un palazzone socialista di ex-periferia anni '50, Anila troverà tanta moquette, tante foto d'epoca in bianco e nero alle pareti, pelo finto di colore rosso su poltrone e divano e anche un pianoforte a muro sul quale metterà un accordo e accennerà il tema del film.
Siamo a Sofia! Eccoci. Grande metropoli dei Balcani, 1milione4centomila abitanti. Ieri abbiamo viaggiato molto lentamente, prendendoci i nostri tempi. Siamo arrivati qui da Skopje credo in 5-6 ore. Tra Kumanovo e Kriva Palanka, vicino al confine con la Bulgaria, abbiamo trovato un paesaggio incredibile. Per chilometri e chilometri non abbiamo visto una casa, solo un altopiano di gialle sterpaglie interrotto da qualche lieve collina. Erano le ore centrali della giornata. Martina guidava. Un sole battente, un caldo micidiale, finestrini abbassati. E Musina che arrancava.

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