Hunger strike for Gaza --- January - 03 - 2009 - ISTANBUL (TURKEY)

While I am writing, it seems that the Israeli ground attack is beginning. I am listening to Radio Onda d'Urto in streaming (for the Italian speaking ones), they are right now on the phone with Vittorio Arrigoni, the only Italian citizen in this moment in the Gaza strip. The Jabaliya mosque has been bombed 1 hour ago and 15 people have died.
I announce that starting from this moment I am on hunger strike, untill the Israeli troops will leave the Gaza strip (anybody will join me I will put the name on the website in the next posts).
It's urgent once forever to define what we mean when we say "terrorism". If now the press releases of the Israel Government, followed word by word and broadcasted by the international mainstream, call Hamas as a terroristic group, so we must define once forever what we mean when we say "terrorism". I can't forget what Hamas' policy and thoughts on the Palestinian society are, I just want to say that I can't support them as a political party.

Let's do that History is fulfilled through us --- January - 02 - 2009 - ISTANBUL (TURKEY)

So, here we are. Starting from now, and who knows untill when and how, I will write this web diary (some people call it blog) in English language (while the contents of the website will remain for now in Italian). Why this. First of all, I must say that English is not my own language and I never lived in any English speaking country. It means something. It means that I will make mistakes (for sure) and I will write in a poorer language than the one I am used to think and write, my own: Italian.
But the reasons that lead me to take this decision are even stronger. By the way, I am living in Turkey, and as I still don't speak the Turkish language, in my friendly and working environment, I still speak English. So, let's say it is now my current language.
But the main reason that pushes me to this decision is the reality we are facing, day by day, and that in these sad days we are facing more than ever. A reality that terribly calls us to build something together as many as possible. And the English language, in this moment, it's nothing more than a communicative tool.

Ingiustizie e menzogne --- 31 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

Che brutta fine questo 2008. Un brutto colpo. Intanto abbiamo un posto sicuro, un riparo, dove tornare ad organizzarsi, a progettare, immaginare. In questo momento si incassa i colpi. Ma già, per la verità, monta una voglia di passare al contrattacco, di non lasciarsi tramortire ma dare speranza a quello spiraglio di luce che filtra sottile e accecante. 
La situazione è questa: le cose accadono senza preavviso, inaspettate ma quando accadono ci si accorge che erano covate e pianificate da tempo. Da altri. E ultimamente non sono belle sorprese. E la velocità con cui accadono dipende solo dalla necessità di non dare il tempo di reazione. Le mie apparenze mortali sono in questo momento a Istanbul, ma il resto vaga in uno spazio indefinito che si estende tra Ghaza e i meandri più nascosti dei miei sentimenti. 

La violenza dell'indifferenza --- 30 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

Questo pomeriggio sarò in piazza Taksim per una grande manifestazione contro i bombardamenti su Ghaza. Qui di seguito riporto un intervento di Mustafa Barghouti su quanto sta accadendo. Come sempre più delle bombe uccide l'indifferenza e la violenza più devastante è quella del non agire. La violenza sì di colui che si volta dall'altra parte per non guardare, ma soprattutto di colui che ha il potere di negare l'esistenza dell'altro senza muovere un dito. Le bombe uccidono in questi giorni a Ghaza, è un massacro. Ma la vera violenza è avvenuta in questi 2 anni di embargo. La violenza di Israele che ha costretto alla follia e alla disperazione i cittadini di Ghaza (una vera e propria provocazione studiata a tavolino dal momento che l'intervento di questi giorni era già stato studiato da mesi) e la violenza del mondo intero che in questi 2 anni ha fatto finta di guardare altrove.
Un'altra notizia di servizio. Con l'anno nuovo, un po' a sorpresa e in via sperimentale, questo diario di bordo sarà scritto in Inglese, che è la mia lingua quotidiana ormai. Tornerò sull'argomento. Se qualcuno che stesse leggendo avesse osservazioni a riguardo, le leggerò con molto interesse.
<<Ramallah, 27 dicembre 2008.

Davanti al dolore di Ghaza --- 28 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

Difficile rimanere calmi in questi momenti. Anzi, divento proprio nervoso. Arrivo anche a pensare che se ci fosse il modo, se avessi a disposizione un qualsiasi natante, farei subito rotta su Ghaza. Qualsiasi cosa, tranne rimanere qui attaccato alla rete cercando di seguire impotente tutti gli sviluppi. E' frustrante. Ieri sera mi sono tolto dalla giacca la spilletta che diceva "2 lingue, una sola pace", scritto in Arabo e in Ebraico. Ma come si fa? Ho le mie idee sullo stato Israeliano, detto questo gli Ebrei hanno tutto il diritto di vivere in Medio Oriente e in particolare in Cisgiordania e di viverci in pace. Ma questa non è politica, non è pace, non è diritto. Questa è barbarie, questo è colonialismo.

A James Nachtwey l'abbiamo fatto nero --- 27 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

Ieri pomeriggio c'è stata la proiezione di "...e il Tigri placido scorre... - istantanee dalla Baghdad occupata" all'Università delle Belle Arti "Mimar Sinan" a Beşiktaş qui a Istanbul, all'interno di un corso sperimentale di Sociologia Visuale condotto da Özhan, in fondo un ambiente molto simile a quello dove a Milano 7 anni fa era cominciata l'attività di "documentarista". Gli studenti che partecipano al corso non sono che poco più di una decina, ma sono molto agguerriti. Mentre il film scorreva, con la lingua araba raschiosa e musicale dei protagonisti e i sottotitoli in Turco, ho avuto un attimo di smarrimento: mi sono chiesto cos'è che mi abbia spinto a fare un lavoro su questo argomento e in questo stile. Voglio dire, dove ho trovato gli stimoli e le risorse per fare un lavoro che ieri poteva anche sembrare perfettamente inserito nel contesto, ma io, perlomeno, un po' meno...?
Non è facile trovare una risposta, ma qualche indizio c'è. Per esempio mi ha molto impressionato come questi studenti, nelle domande al termine della proeizione, siano andati dritti alla questione, quella stessa questione che in Italia mi ha emarginato nel mio lavoro (perlomeno nelle stanze dei palazzi) e che qui invece riscuote evidentemente successo.

Né bue né asinello --- 25 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

Milioni di persone oggi celebrano il Natale. Ricordano cioè un fatto accaduto forse circa 2mila anni fa, in cui un povero bambino figlio di 2 povere persone nacque in una mangiatoia nel bel mezzo di un viaggio, al freddo e al gelo, con un bue e un asinello a fargli calore. La "mia" Europa si scatena a celebrare il "Verbo fatto Carne" e mi chiedo cosa significhi. Quanti milioni di Gesù, di Yeshouah, di Youssef, stanno nascendo in questo momento, durante un viaggio avventuroso, figli di 2 persone povere in un posto freddo e gelato. Il presepio non è oggi più un modo per ricordare qualcosa successa 2mila anni fa. Oggi è un modo per lavarsi la coscienza. Non c'è nessun dio che nasce, solo uomini che difendono la propria dignità dagli assalti dell'impero. Però proiettare su quel pupazzetto i sensi di colpa funziona: la gente in Europa si sente immediatamente meglio, pensa che il mondo sia più buono e sente di essere più buona, o almeno non colpevole. Non si rende nemmeno più conto che in quella rappresentazione c'è tutta l'essenza di ciò che la rende colpevole e che quindi durante l'anno non vuole vedere.

Il cieco ubriaco --- 25 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

Ieri sera, la "vigilia", l'ho trascorsa insieme a Clémence, un'amica francese, e altri ragazzi africani che vivono qui in attesa di trovare il modo giusto per superare il confine con la Grecia ed entrare nei confini di Schengen. Intanto possono passare anni, vari tentativi falliti e per qualcuno c'è anche la morte. Siamo stati in un locale dove si ritrovano gli africani che vivono qui, clandestini. Ci sarà modo comunque di parlare di queste comunità di transito africane di Istanbul.

La rosa bianca è appassita --- 22 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

La rosa bianca è appassita. Non ce l'ha fatta a sopravvivere ai freddi di quest'inverno (e quest'inverno i freddi sono davvero freddi!!). Ma non importa. Tutte le cose belle anche quelle più belle hanno un tempo. "...e come tutte le più belle cose, vivesti solo un giorno come le rose...", visto che sto preparando il repertorio deandreiano per l'11 di gennaio. In realtà questa rosa ne ha vissuti 677 di giorni.. Nulla va perso, i tessuti appassiti di questa rosa cadranno lentamente nel terreno e ritorneranno ad essere sostanza per altre rose o altri fiori e chissà che questa stessa rosa non abbia nel frattempo lasciato un seme nel terreno perché possa un giorno sopravvivere a se stessa.
In una delle prime pagine di questo diario dacché sono qui a Istanbul citavo un passo del libro di Henry Laborit, "Elogio della fuga" che diceva: <<Quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua
rotta, il veliero ha due possibilità: l'andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio>>.

I sognatori sono ottimi giardinieri --- 20 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

In queste ore un po' d'acqua è stata versata. Era acqua un po' salata, un po' dolce, che sgorga dagli occhi dei sognatori. Uscire dai confini del presente, questo era il punto. Ancora non si sa se la rosa sopravviverà. Ma che qualcuno abbia sognato intorno a lei, le ha fatto sicuramente bene.

Un po' d'acqua? --- 19 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

Non c'è qualcosa in particolare che vorrei raccontare.. Da raccontare cose ci sarebbero, per esempio ci sono delle novità, abbiamo un nuovo inquilino, dopo Phil un altro americano, di origine giapponese. "Il dialogo esiste", un "pod" che ho realizzato in Italia sui Radiodervish è in questi giorni in onda su "Current", "webtv" e canale satellitare 130 in Italia. Il film festival "Culture unplugged" mi ha confermato l'ammissione di "Isti'mariyah" e mi ha invitato in India per la proiezione. Tra poche ore alla "Marmara University" di Istanbul ci sarà una proiezione di "...e il Tigri placido scorre...", sarò presente per un dibattito al termine del film. Tante altre cose, a dire il vero.
Ma non è questo il motivo per cui sto scrivendo. La rosa bianca sta appassendo. Nessuno che le dia un po' d'acqua. Io sono troppo lontano per farlo e chi potrebbe farlo ha il cuore troppo duro per ricordarsi di farlo. Nessuno che si prenda cura di lei. E' probabile che presto appassisca. Ormai manca poco. Quando le parole non hanno più un significato, quando incontrarsi non è più un valore in sé ma un pericolo per le proprie convinzioni ormai già prese. Che altro? "...le stesse parole d'amore, tra un mese tra un anno, scordate le avrai, amore che vieni amore che vai".

La traversata delle Alpi --- 15 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

Ogni storia ha il suo momento, la sua occasione, per essere raccontata. Ci sono delle storie che rimangono nella mente per un po' e poi acquistano improvvisamente un senso e quindi acquista un senso raccontarle. La storia che ora racconterò è avvenuta alla fine dello scorso settembre e l'avevo anche accennata senza però raccontarla. Si tratta del mio viaggio da Dresda a Milano in moto (910 km). Non so perché decisi di fare tutta una tirata, forse perché sono matto, ma questo non aiuta a capire. In ogni caso ero molto convinto di quello che facevo.

La strada --- 13 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

Sto meglio. Le paure, se non tutte molte, hanno lasciato il posto ad alcune certezze, seppur poche. Tra queste quella che ciò che abbiamo fatto insieme non è stato il frutto di un capriccio dell'esistenza, ma il sincero sforzo di costruire qualcosa insieme. E questo qualcosa rimarrà, perché è ciò che siamo oggi tu ed io. E qualsiasi cosa accadrà da qui in avanti sappiamo che senza l'amore che abbiamo provato, oggi non saremmo le stesse persone che siamo.
Qualche giorno fa hai detto: <<Guarda, sembra che ci baciamo in questa foto...>>. Eppure era proprio così, non è solo un gioco di ombre. Tra quella strada e quel sole lontano all'orizzonte alle nostre spalle c'erano davvero 2 persone che si baciavano: eravamo noi. E le cose del passato sembrano vapore che sfugge dalla finestra lasciata aperta salendo verso l'alto e si disperde nel mondo. Sembra che tra poco in questa stanza non rimarrà molto di tutte le cose che abbiamo creduto, se non ciò che siamo. Non è una piccola cosa, se vuoi, dobbiamo essere felici anche così. 
Quante strade dovrai ancora camminare, quante volte il sole ti sorprenderà ancora alle spalle basso all'orizzonte. Resta quella persona che sei e portala fino in fondo a quella strada senza cambiare, se puoi. Fai esperienze e non ti spaventare quando il posto dove cammini non avrà più le sembianze del posto dove fino a poco prima hai camminato. Sapersi ritrovare è il segreto per rimanere noi stessi ovunque andremo.

Anniversari --- 10 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

In questa giornata di calma apparente, il tempo, che passa avanti anche quando si sta fermi, consegna 2 anniversari. Oggi è il 60esimo della "Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo", siglata a Parigi il 10 dicembre del 1948. Non possiamo sottrarci oggi a un pensiero, tanto meno io che scrivo dalla Turchia, che quei diritti dichiarati universali sono stati il risultato e l'iniziativa di un percorso culturale occidentale. Un percorso sclerotico, perché l'essere arrivati a dichiarare universali alcuni diritti non è stata la dimostrazione affatto di una ingenita predisposizione e di uno stretto rispetto degli stessi da parte delle società occidentali che oggi stesso sono la morsa di tarantola che opprime il resto del mondo. Per questo l'obiettivo è fallito, non solo per una conta degli episodi storici di sfruttamento da parte di quella società che ha guidato alla stesura di quegli stessi diritti, ma proprio perché averli stesi non ha dimostrato nessuna particolare vocazione di quella società a rispettarli: semmai il contrario.

Ruggine --- 09 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

E' iniziata la festa del "Bayram", qui in Turchia. Istanbul sembra davvero svuotata. I ragazzi della casa se ne sono andati tutti a Izmit (città da cui sono originari). Phil, il ragazzo americano, in procinto di trasferirsi in un'altra casa, comunque in questi giorni non si è visto, perché è festa nazionale in questi giorni, tutte le attività sono chiuse tranne i negozi e anche lui ne ha approfittato per andare altrove. Anch'io dovrei essere da qualche parte, invece ho deciso che sto in casa, mi metto a letto e non mi sposto. Ho tante cose da fare qui nel letto. Pensare. Ricordare. Soffrire. Immaginare.
Ieri sono stato con Clémence tra la comunità sudanese di Istanbul, anche loro festeggianti il Bayram, migliaia di agnelli sgozzati sulla via che nel tardo pomeriggio nell'aria e sui vestiti delle persone c'era ancora un puzzo di sangue vomitevole. Come ha detto Clémence, una ragazza francese qui da 3 anni impegnata in una organizzazione per i diritti dei migranti in Turchia, ieri eravamo "nel mezzo di un posto che non c'è": a Istanbul insieme ai Sudanesi irregolari. "Nel mezzo di un posto che non c'è", che sarebbe anche un bellissimo titolo per come mi sento ora.

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