Charcoal-burning Turkey

We are only a few hours away from a critical step for the politics and also for the history of Turkey and the Middle East, given the current situation. This Sunday, November 1, there will be a general election, following the earlier of May, whose result has apparently not satisfied President Erdoğan. The new elections follow the massacres of Suruç (July 20) and Ankara (October 10), caused by bombs placed by unknown and which have took away the lives of 33 and 97 people, supporters of the party HDP, to speak the party that overcoming the barrier of 10% in the May elections has made vain the hopes of an absolute majority of Erdoğan.
I present below an interview released last September 18 to Daniele Ceccarini, a friend who is conducting a research on Turkey.
Therefore at the time, the massacre in Ankara had not yet been accomplished, several hundred offices of HDP had not yet been set on fire or assaulted, dozens of journalists had not yet been arrested and the candidate for prime minister Ahmet Davutoğlu had not yet promised, in case of victory, that would have helped personally Turkish singles to find a wife.
But somehow we imagined a bit all these things as early as September, because the subjects in the field we saw them grow up from close in all these years and it seems easy to see where they lead.

I carboni ardenti della Turchia

Siamo a poche ore da un passaggio fondamentale per la politica e anche per la storia della Turchia e, vista la situazione, di tutto il Medio Oriente. Questa domenica, primo novembre, ci saranno le elezioni politiche, che seguono le precedenti del maggio scorso, il cui risultato non ha evidentemente soddisfatto il presidente Erdoğan. Ma seguono anche le stragi di Suruç (20 luglio) e di Ankara (10 ottobre), provocate da ordigni piazzati da ignoti e che hanno causato la morte di 33 e 97 persone, sostenitori del partito HDP, per intenderci il partito che superando lo sbarramento al 10% nelle elezioni di maggio ha reso vane le speranze di maggioranza assoluta di Erdoğan. 
Riporto qui di seguito un'intervista rilasciata lo scorso 18 settembre all'amico Daniele Ceccarini per una ricerca universitaria che sta conducendo sulla Turchia.
Pertanto in quel momento la strage di Ankara non era stata ancora compiuta, diverse centinaia di sedi e uffici dell'HDP non erano ancora stati incendiati o presi d'assalto, decine di giornalisti non erano ancora stati arrestati e il candidato premier Ahmet Davutoğlu non aveva ancora promesso, in caso di vittoria, che avrebbe aiutato personalmente gli scapoli turchi a trovar moglie.

L'arte di speculare sulle tragedie

 
La nuova „Willkommenskultur made in Germany" non è una festa di solidarietà internazionale, ma solo il solito eurocentrismo. Dobbiamo ammetterlo, Angela Merkel l‘ha pensata giusta questa volta e ha lasciato tutti senza parole con quella strana sensazione del tipo „ci dev‘essere qualcosa di sbagliato, eppur mi piace". E coloro che si avventurano in critiche stanno spesso balbettando al vento.
 
Chi applaude ora, applaude la guerra
 

The art of speculating on tragedies

The new "Willkommenskultur made in Germany" is not a party of international solidarity, just the usual eurocentrism. Well, we should acknowledge, Angela Merkel thought it right, this time, and left everybody speechless with that strange feeling like „something should be wrong here, but still I like it". And who dares criticize is just often stuttering in the wind.
 

Who applauds now, applauds the war 

 

Die Kunst auf Tragödien zu spekulieren

Wir sind Meister in der Kunst auf Tragödien zu spekulieren. Die neue „Willkommenskultur made in Germany" ist kein Fest der Völkerverständigung, sondern der ganz gewöhnliche Eurozentrismus. Angela Merkel hat diesmal besonders gut kalkuliert und alle sprachlos zurückgelassen. In dieser Woche der deutschen Freundlichkeit hat viele das Gefühl beschlichen, dass hier irgendwas nicht stimmt. Doch wer sich getraut hat, Kritik zu äußern, ist häufig ins Stocken geraten. Denn die Deutschen meinen es doch nur gut... oder?

Wer hier applaudiert, applaudiert dem Krieg
 

The theory of One and the Zeros

 

 

NUMBERS 

- I mean little, it‘s true
- said the One to the Zero -
but what do you mean? Nothing, really nothing.
Either in action and in thought
you still are something empty and useless.
But if I instead get the lead
over 5 Zeroes just like you
you know how much I become? One-hundred-thousand. 
It‘s a matter of numbers. Thereabout
what happens to a dictator
who grows in power and merit
as much as the Zeroes who follow him.

Trilussa (Carlo Alberto Salustri, 1871-1950)

 

 

La teoria dell'Uno e degli Zeri

 
 
NUMMERI 
- Conterò poco, è vero: 
- diceva l'Uno ar Zero - 
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te, 
lo sai quanto divento? Centomila. 
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore 
che cresce de potenza e de valore 
più so' li zeri che je vanno appresso. 
 
1944, Trilussa (Carlo Alberto Salustri, 1871-1950)

 

Gomorra è una collina di merda

E‘ vero che di solito ad agosto i quotidiani hanno poco da dire e per evitare la fuga dei lettori si riesumano argomenti ormai masticati e rimasticati abbellendoli con qualche sparata che si pretende forte, magari a firma di qualche personaggio di spicco, ma che poi alla fine è sempre la solita minestra. Stessa cosa è capitata a Napoli nei giorni scorsi quando alcuni quotidiani locali hanno rilanciato la diatriba circa la fiction „Gomorra". Cito da uno di questi editoriali: "La verità è che Gomorra la serie non ha nessuna missione pedagogica e forse non sarebbe nemmeno giusto che l‘avesse. Del resto vietare alla produzione di Sky di girare in un quartiere è una sciocchezza". Mi fermo qui, perché la riesumazione è sempre un atto per stomaci forti. Alla fine in queste 2 frasi c‘è già tutto. 
Questi sono gli intellettuali di oggi in Italia. Facciamo una cosa. Accostiamo a questa frase un‘altra frase: "Di fronte all'ingenuità o alla sprovvedutezza di certi ascoltatori io stesso non vorrei dire certe cose, quindi mi autocensuro". Questa è una frase di un altro intellettuale italiano, pronunciata durante un programma televisivo in Rai agli inizi degli anni '70.

The shameful story trapped between two fires

One day 10 years ago I was thinking a lot about a quote attributed to Honoré de Balzac. This statement not only spells out the difference between the story of past events reported in the history books and the actual tale that comes from those facts. This sentence is both a complaint and a philosophical assumption. Complaint since it acquires a logical consequence of power (that chooses the contents of history books in fact) and the removal of the true causes enclosed in facts, so that the responsibilities of power are not detected. The philosophical assumption, especially for the benefit of all those who try to tell the history with a free spirit, is a sort of Epicurean acceptance of a fact: if you want to write history books, make yourself be on a good payroll. If you want to tell the story as it is, limit yourself to tell it to your relatives, your friends, and occasionally slightly to wider audiences. Marco Polo himself told his Million to one person, in a closed cell, Rustichello. He was not the one who wrote those stories. Who knows what history Balzac has told, who knows if he was the victim of censorship and oblivion, how he has circumvented them in case, if he gave up sometimes to tell the truth to make it more attractive to current tastes or if he just tried to manage it between two opposites .
This still is the phrase that opens "Isti'mariyah - windward between Naples and Baghdad":

La storia ignominiosa presa tra 2 fuochi

Un giorno di 10 anni fa rimasi a riflettere a lungo su una frase attribuita a Honoré de Balzac. Questa frase non solo enuncia la differenza tra il racconto dei fatti passati riportato dai libri di Storia e il racconto reale che da quei fatti proviene. Questa frase è al tempo stesso una denuncia e un assunto filosofico. Denuncia nel senso che acquisisce come logica conseguenza del Potere (quello che sceglie i contenuti dei libri di Storia appunto) la rimozione delle vere cause racchiuse nei fatti, perché le responsabilità del Potere non vengano scoperte. L‘assunto filosofico, a beneficio soprattutto di tutti coloro che la Storia la provano a raccontare con spirito libero, è una sorta di accettazione epicurea di un dato di fatto: se volete scrivere libri di Storia, fatevi pennivendoli. Se volete raccontare la Storia così com‘è, limitatevi a raccontarla ai vostri parenti, ai vostri amici e occasionalmente a platee leggermente più ampie. Lo stesso Marco Polo raccontò il suo Milione a una sola persona, nel chiuso di una cella, Rustichello. E‘ lui che trascrisse quelle storie. Chissà quale storia abbia raccontato Balzac, chissà se lui sia stato vittima di censura e oblio, come li abbia aggirati nel caso, se abbia rinunciato talvolta a raccontare la verità per farsi più appetibile ai gusti correnti o se si sia semplicemente destreggiato tra i 2 opposti.
Questa comunque è la frase con cui si apre „Isti'mariyah - controvento tra Napoli e Baghdad":

10 years windward - 10 anni controvento

Exactly 10 years ago I was in Syria, without permission to do what I was doing, accompanied by a handful of madmen (or brave men), at risk of arrest and deportation, perhaps even something worse, certainly something worse for those who accompanied us. From Damascus to Aleppo, through Masyaf, then Ar-Raqqa, Deir Az-Zor and return. On the streets of Syria I was trying to understand with the need to tell a story. A story that became "Isti'mariyah - windward between Naples and Baghdad" (you know other independent documentaries shot in Syria with these issues before 2011?). I was looking for the source of the Terror, the overriding reasons why Bush had convinced half the world to invade Iraq and to put the entire Middle East under target. Instead the only thing that I found for sure were the effects of Colonialism, beginning with the regime which even then was perfectly recognizable and that was just the other wall of the cage. Between the regime on the one hand and the threat of an American military intervention on the other, a whole generation has been lost in Syria. And maybe I have been with them.

Armenians: the reasons behind the word "genocide" - Armeni: le ragioni dietro la parola "genocidio"

Today is the 100th anniversary of the "Medz Yeghern", the great crime. Which is the fatal raid on the Armenian population during the last gasps of the Ottoman Empire that resulted in the death of an unknown number of people that could range from 800 thousand to 1 million 500 thousand people. Many others formed the Armenian diaspora scattered in the world. Others remained in Turkey, some of them were assimilated, especially children, adopted by Turkish families.
For many it was the first genocide in history, although the term is coined several decades later.
Denying the facts is now a historic stunt in which even the Authority of Turkey would not perform anymore. That there was a plan to expel the Armenian community from the borders of the Ottoman Empire, if not to exterminate it, even this can be assumed by the same reasons with which those who deny the term "genocide" tend to giustify what happened.
However, I'm not passionate about this dispute on the word "genocide". It does not change the historical facts, doesn‘t help us to understand.
Assign all the blame to the Turks and raise the Armenians as sacrificial victims responds to a specific European aim, present even then, that can only provoke hatred and cause divisions today.

Kobane train station - Stazione di Kobane

Last november I took part in Bari in a debate on the Kurdish question. It was the hardest time of the siege of the town of Kobane, Syria, by gangs of Isis and this story was already making inroads into the hearts of many activists in Europe and getting the deserved attention.
I was surprised by the intervention of a man, there as an expert member of the longstanding Italian militancy in favor of Kurdistan, for the truth fallen from grace for several years until the recent events of last summer.
It struck me that he proposed a map of the Middle East marked with a different color in the area with the presence of the Kurdish population, which roughly coincided with the area of ​​historic Kurdistan, non-existenting in reality although claimed in several stages and with the contribution of many arguments. It struck me because I thought that if we wanted to mark with other colors the areas with presence of Arabs, Turkmens, Armenians and various other ethnic groups in the region we would substantially superimposed colors on colors achieving a result rather confusing.

Da Sarajevo a Damasco: saggio sul conflitto siriano visto da una prospettiva balcanica

Nell‘ultimo passaggio in Italia ho preso con me un libro che lessi 15 anni fa e che ho poi riletto molte altre volte. E‘ un libro che noi Italiani dovremmo tenere in grande considerazione. Non perche‘ e‘ uno dei migliori libri mai scritti sulle guerre nella ex-Jugoslavia, ma perche‘ e‘ molto di piu‘ che un libro su quelle guerre, e‘ una sorta di manuale su cosa sia la guerra oggi, con tutti i suoi meccanismi moderni che ci rendono tutti responsabili, non solo chi ne e‘ a favore ma spesso anche chi a parole e ad azioni (quali?) dimostra di esserne contro. Si presenta in questo libro un‘analisi di sofisticati meccanismi di massa che rende la cui lettura estramemente utile anche oggi. Nondimeno il libro e‘ scritto in seguito ai viaggi come inviato di guerra e pertanto e‘ magistrale l‘applicazione sulla carne viva della storia di quelle chiavi di lettura utili a decodificare fatti che altrimenti sarebbe spiegabili solo con il surrealismo o con il catastrofismo. Niente di tutto questo. Cio‘ che e‘ caos per molti, per pochi e‘ una congeniata situazione per manipolare e perseguire rapidamente obiettivi scandalosi.

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