After the flood

The sky is raining all that he had not dared in recent months. The drought of the fields became mud and flows and erases the traces of our battles. What has remained silent all this time now screams and roars his thunders above the fields and all the suffering voices of the world echo far away.
What will remain intact at the end of the passage of this flood will be one day ready to live another story.
They are seasons that pass, which is useless to ask why it was so, why it's been so hard to get to the end of this heat that has stunned the thoughts, why this shower surprised us so violent that took away almost all the petals from flowers, why experience and knowledge did not prevent the fury of the storm from devastating the work of our days and efforts.
As every farmer knows, even the flood has to be welcomed, especially when it is over, and for the rest you count what's left and what was washed away. And from there you'll start over again.
But now is the time to stand under sheds and let the storm pass over and the sky vent the accumulated tension, crying.
And we will hear the sound of the drops for hours falling from the trees and the canopies and remember at every drop the past days of sorrow.

Finché c'è guerra c'è speranza - While there is war there is hope

 
Ecco perché Renzi titubava di fronte alle richieste della Merkel e di Hollande di unirsi alla coalizione che bombarda la Siria. Lui gli ordini li prende solo dagli Stati Uniti, da buon democristiano. In tutto 1.300 soldati italiani in Iraq a breve. Kerry, durante la visita di questi giorni in Italia, promette che "schiacceremo l'Isis" (con buona pace dei sostenitori del disimpegno statunitense dal Medio Oriente). Invece di incriminare Bush per i crimini commessi dall'occupazione militare americana in Iraq (più di 1 milione di morti e il caos da cui è sorto l'Isis), il mondo va nella direzione opposta. Si torna a occupare l'Iraq.
Il premier del governo iracheno, al-'Abadi, che dice? Per mesi si è opposto, anche se i militari italiani nel frattempo si erano già stanziati nell'Iraq curdo, cioé in una zona non controllata dal governo. Il 2 dicembre scorso affermava: <<Non c'è bisogno di truppe straniere sul terreno in Iraq>>.

Öcalan napoletano: i soliti italiani - Neapolitan Öcalan: the usual Italians

 
Complimenti al sindaco di Napoli, Luigi De Magistris: la politica delle figurine è sempre una tentazione troppo ghiotta per chi brancola nel buio.
È da quasi un anno che ad Öcalan non è concesso rilasciare dichiarazioni dal carcere di İmralı (durante il processo di pace tra governo turco e Curdi - ormai seppellito - non solo era il referente principale ma poteva grosso modo commentare su tutto e tramite i suoi avvocati far pervenire le sue dichiarazioni alla stampa). Chissà cosa direbbe oggi sull'agenda seguita dai generali del PKK dal giugno 2015 ad ora. "La soluzione va trovata con i Turchi all'interno della Turchia", diceva Öcalan fino a un anno fa. Infatti, non appena il progetto HDP è davvero sul punto di scardinare il potere di Erdoğan, insieme con la sinistra turca, il PKK interrompe il cessate-il-fuoco e dichiara Cizre indipendente (in pieno territorio turco, non in una regione svuotata di sovranita siriana e autoproclamatasi Rojava), così i nazionalisti si ricompattano attorno a Erdoğan, il suo partito riconquista la maggioranza nelle elezioni di riserva dello scorso novembre e la parola torna alle armi.

Il nuovo Medioevo italiano

Ho cominciato a giocare al pallone quando avevo 6 anni e non ho ancora smesso adesso che ne ho 41, amatorialmente. Ho anche giocato a livello agonistico per qualche anno.
Il calcio (quello praticato tra amici nel campetto sotto casa) è un gioco bello, semplice e alla portata di tutti. Per questo attira tante persone. Così facendo diventa spesso, a livelli professionistici e non solo, lo specchio di una società.
A me piaceva anche l'equitazione che ho praticato per qualche anno. Lì le persone erano educate ed istruite, perché per fare quello sport servono i soldi, purtroppo, e non tutti se lo possono permettere (come la cultura in Italia). Quando giocavo a calcio in modo agonistico ho incontrato spesso il ventre flaccido della nostra società. Non ho mai frequentato assiduamente le curve, ma sappiamo quale tipo di laboratorio possono diventare.

France is at war and always has been - La Francia è in guerra e sempre lo è stata

I confess that for ten days now I can no longer read the newspapers, especially the first few pages. If all goes well, I jump many pages. Or I look for some glimmer of reasonableness in some political megazine. It seems to be like in those situations when a passerby stops you in the street and bothers you with abstruse and out of context explanations, grasping your arm and making you waste time and all you'd like to say is: "Leave me, go to bother someone else".
So, to seek refuge or some kind of answer, I came across a couple of online movies that have suggested me the following reflections. The first is entitled "Munich" by American director Steven Spielberg, released in 2005, which tells the story of Operation "Wrath of God" with which the Israeli government intended to eliminate a number of Palestinian figures in response to the terrorist attack which took place in Olympic village in Munich in 1972 that led to the death of 11 Israeli athletes and members of the Palestinian commando belonging to the group known as Black September.
The second movie I watched these days is titled "Body of Lies" by British director Ridley Scott, released in 2008, and describes the activity of an American secret agent between Jordan and Iraq to work in the identification and elimination of Islamic terrorists.

Charcoal-burning Turkey

We are only a few hours away from a critical step for the politics and also for the history of Turkey and the Middle East, given the current situation. This Sunday, November 1, there will be a general election, following the earlier of May, whose result has apparently not satisfied President Erdoğan. The new elections follow the massacres of Suruç (July 20) and Ankara (October 10), caused by bombs placed by unknown and which have took away the lives of 33 and 97 people, supporters of the party HDP, to speak the party that overcoming the barrier of 10% in the May elections has made vain the hopes of an absolute majority of Erdoğan.
I present below an interview released last September 18 to Daniele Ceccarini, a friend who is conducting a research on Turkey.
Therefore at the time, the massacre in Ankara had not yet been accomplished, several hundred offices of HDP had not yet been set on fire or assaulted, dozens of journalists had not yet been arrested and the candidate for prime minister Ahmet Davutoğlu had not yet promised, in case of victory, that would have helped personally Turkish singles to find a wife.
But somehow we imagined a bit all these things as early as September, because the subjects in the field we saw them grow up from close in all these years and it seems easy to see where they lead.

I carboni ardenti della Turchia

Siamo a poche ore da un passaggio fondamentale per la politica e anche per la storia della Turchia e, vista la situazione, di tutto il Medio Oriente. Questa domenica, primo novembre, ci saranno le elezioni politiche, che seguono le precedenti del maggio scorso, il cui risultato non ha evidentemente soddisfatto il presidente Erdoğan. Ma seguono anche le stragi di Suruç (20 luglio) e di Ankara (10 ottobre), provocate da ordigni piazzati da ignoti e che hanno causato la morte di 33 e 97 persone, sostenitori del partito HDP, per intenderci il partito che superando lo sbarramento al 10% nelle elezioni di maggio ha reso vane le speranze di maggioranza assoluta di Erdoğan. 
Riporto qui di seguito un'intervista rilasciata lo scorso 18 settembre all'amico Daniele Ceccarini per una ricerca universitaria che sta conducendo sulla Turchia.
Pertanto in quel momento la strage di Ankara non era stata ancora compiuta, diverse centinaia di sedi e uffici dell'HDP non erano ancora stati incendiati o presi d'assalto, decine di giornalisti non erano ancora stati arrestati e il candidato premier Ahmet Davutoğlu non aveva ancora promesso, in caso di vittoria, che avrebbe aiutato personalmente gli scapoli turchi a trovar moglie.

L'arte di speculare sulle tragedie

 
La nuova „Willkommenskultur made in Germany" non è una festa di solidarietà internazionale, ma solo il solito eurocentrismo. Dobbiamo ammetterlo, Angela Merkel l‘ha pensata giusta questa volta e ha lasciato tutti senza parole con quella strana sensazione del tipo „ci dev‘essere qualcosa di sbagliato, eppur mi piace". E coloro che si avventurano in critiche stanno spesso balbettando al vento.
 
Chi applaude ora, applaude la guerra
 

The art of speculating on tragedies

The new "Willkommenskultur made in Germany" is not a party of international solidarity, just the usual eurocentrism. Well, we should acknowledge, Angela Merkel thought it right, this time, and left everybody speechless with that strange feeling like „something should be wrong here, but still I like it". And who dares criticize is just often stuttering in the wind.
 

Who applauds now, applauds the war 

 

Die Kunst auf Tragödien zu spekulieren

Wir sind Meister in der Kunst auf Tragödien zu spekulieren. Die neue „Willkommenskultur made in Germany" ist kein Fest der Völkerverständigung, sondern der ganz gewöhnliche Eurozentrismus. Angela Merkel hat diesmal besonders gut kalkuliert und alle sprachlos zurückgelassen. In dieser Woche der deutschen Freundlichkeit hat viele das Gefühl beschlichen, dass hier irgendwas nicht stimmt. Doch wer sich getraut hat, Kritik zu äußern, ist häufig ins Stocken geraten. Denn die Deutschen meinen es doch nur gut... oder?

Wer hier applaudiert, applaudiert dem Krieg
 

The theory of One and the Zeros

 

 

NUMBERS 

- I mean little, it‘s true
- said the One to the Zero -
but what do you mean? Nothing, really nothing.
Either in action and in thought
you still are something empty and useless.
But if I instead get the lead
over 5 Zeroes just like you
you know how much I become? One-hundred-thousand. 
It‘s a matter of numbers. Thereabout
what happens to a dictator
who grows in power and merit
as much as the Zeroes who follow him.

Trilussa (Carlo Alberto Salustri, 1871-1950)

 

 

La teoria dell'Uno e degli Zeri

 
 
NUMMERI 
- Conterò poco, è vero: 
- diceva l'Uno ar Zero - 
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te, 
lo sai quanto divento? Centomila. 
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore 
che cresce de potenza e de valore 
più so' li zeri che je vanno appresso. 
 
1944, Trilussa (Carlo Alberto Salustri, 1871-1950)

 

Gomorra è una collina di merda

E‘ vero che di solito ad agosto i quotidiani hanno poco da dire e per evitare la fuga dei lettori si riesumano argomenti ormai masticati e rimasticati abbellendoli con qualche sparata che si pretende forte, magari a firma di qualche personaggio di spicco, ma che poi alla fine è sempre la solita minestra. Stessa cosa è capitata a Napoli nei giorni scorsi quando alcuni quotidiani locali hanno rilanciato la diatriba circa la fiction „Gomorra". Cito da uno di questi editoriali: "La verità è che Gomorra la serie non ha nessuna missione pedagogica e forse non sarebbe nemmeno giusto che l‘avesse. Del resto vietare alla produzione di Sky di girare in un quartiere è una sciocchezza". Mi fermo qui, perché la riesumazione è sempre un atto per stomaci forti. Alla fine in queste 2 frasi c‘è già tutto. 
Questi sono gli intellettuali di oggi in Italia. Facciamo una cosa. Accostiamo a questa frase un‘altra frase: "Di fronte all'ingenuità o alla sprovvedutezza di certi ascoltatori io stesso non vorrei dire certe cose, quindi mi autocensuro". Questa è una frase di un altro intellettuale italiano, pronunciata durante un programma televisivo in Rai agli inizi degli anni '70.

The shameful story trapped between two fires

One day 10 years ago I was thinking a lot about a quote attributed to Honoré de Balzac. This statement not only spells out the difference between the story of past events reported in the history books and the actual tale that comes from those facts. This sentence is both a complaint and a philosophical assumption. Complaint since it acquires a logical consequence of power (that chooses the contents of history books in fact) and the removal of the true causes enclosed in facts, so that the responsibilities of power are not detected. The philosophical assumption, especially for the benefit of all those who try to tell the history with a free spirit, is a sort of Epicurean acceptance of a fact: if you want to write history books, make yourself be on a good payroll. If you want to tell the story as it is, limit yourself to tell it to your relatives, your friends, and occasionally slightly to wider audiences. Marco Polo himself told his Million to one person, in a closed cell, Rustichello. He was not the one who wrote those stories. Who knows what history Balzac has told, who knows if he was the victim of censorship and oblivion, how he has circumvented them in case, if he gave up sometimes to tell the truth to make it more attractive to current tastes or if he just tried to manage it between two opposites .
This still is the phrase that opens "Isti'mariyah - windward between Naples and Baghdad":

La storia ignominiosa presa tra 2 fuochi

Un giorno di 10 anni fa rimasi a riflettere a lungo su una frase attribuita a Honoré de Balzac. Questa frase non solo enuncia la differenza tra il racconto dei fatti passati riportato dai libri di Storia e il racconto reale che da quei fatti proviene. Questa frase è al tempo stesso una denuncia e un assunto filosofico. Denuncia nel senso che acquisisce come logica conseguenza del Potere (quello che sceglie i contenuti dei libri di Storia appunto) la rimozione delle vere cause racchiuse nei fatti, perché le responsabilità del Potere non vengano scoperte. L‘assunto filosofico, a beneficio soprattutto di tutti coloro che la Storia la provano a raccontare con spirito libero, è una sorta di accettazione epicurea di un dato di fatto: se volete scrivere libri di Storia, fatevi pennivendoli. Se volete raccontare la Storia così com‘è, limitatevi a raccontarla ai vostri parenti, ai vostri amici e occasionalmente a platee leggermente più ampie. Lo stesso Marco Polo raccontò il suo Milione a una sola persona, nel chiuso di una cella, Rustichello. E‘ lui che trascrisse quelle storie. Chissà quale storia abbia raccontato Balzac, chissà se lui sia stato vittima di censura e oblio, come li abbia aggirati nel caso, se abbia rinunciato talvolta a raccontare la verità per farsi più appetibile ai gusti correnti o se si sia semplicemente destreggiato tra i 2 opposti.
Questa comunque è la frase con cui si apre „Isti'mariyah - controvento tra Napoli e Baghdad":

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